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Sleepwalking into a conflict

A Roma non si parla d'altro che del Presidente. Manca poco, anzi pochissimo all'inizio dello spettacolo mediatico della politica. Assomiglia sempre più ad un evento circense, un varietà da dare alla tv tra il tg e l'Eredità quando si riunisce tutta la famiglia. Saltano tutti i nomi, ipotesi. Ma nessuno può sbilanciarsi per non rovinare la propria parte del copione. Intanto, a duemila chilometri di distanza, si consumano gli ultimi giorni di libertà tra due popoli vicini, eppure distanziati da grette logiche politiche che hanno fatto di quella varietà culturale un confine. Distratti dal Presidente, non se ne parla neanche. Sembra una dimensione lontana, distante ed estranea a noi. Eppure è vicinissima e sta per scoppiare. Là, in quel confine contestato ai margini dell'Europa potrebbe scoppiare una nuova guerra. Oppure LA guerra. Di quelle disastrose e sproporzionate come già sono avvenute su questo Continente per le quali è bastato un incidente, a Sarajevo, perché il mondo diventasse da lì irriconoscibile. E a questa distanza, lo spettacolino politico che domani andrà in scena assume i contorni di una commedia grottesca. Di quelle che, finita la serata, non si ricordano più.